
di Paolo Deotto
Le cronache sono strapiene in questi giorni di notizie che inducono a ben poco ottimismo. Dall’estero, dove
Il drammatico è che effettivamente tutto vacilla, e si continua a proseguire con le cure sintomatiche:
Tra i miti sacri e intoccabili, la democrazia e lo “Stato laico” sono senza dubbio ai primi posti. La democrazia vuole che si conteggino i voti, che prenda le redini del Paese chi ha il consenso della maggioranza degli elettori. Lo Stato laico postula un sistema in cui non esistano ingerenze esterne, in particolare da parte di autorità religiose, alla gestione della cosa pubblica, sulla base del concetto dello “Stato sovrano”, emanatore di norme e applicatore delle stesse.
La splendida risultante della democrazia sommata allo Stato laico dovrebbe essere la libertà del cittadino, già oppresso, nel passato secolo, da dittature di ogni tipo, che dilagarono in Europa tra le due guerre.
Per ora possiamo vedere un sistema di Stati che sempre più si avvitano su sé stessi, una miseria alle porte, una gioventù smarrita che spesso si tuffa nell’alcol e nelle droghe, una famiglia allo sfascio, una libertà tutt’altro che garantita con una magistratura che va per la tangente. Eccetera. Allora, forse, c’è qualcosa che non funziona nel nostro sistema, salvo che si voglia istituzionalizzare l’inganno comunista, che faceva vivere i propri cittadini (o meglio, i propri sudditi) in condizioni miserevoli, ma sempre in attesa di un “paradiso” che non arrivava mai.
A tutto ciò aggiungiamo (in ordine di elencazione, non certo di importanza) quel supermarket delle stravaganze, per usare un termine gentile, che viene tanto da destra quanto da sinistra. In una Società dove i matrimoni sono in netto calo perché molte coppie optano per la non impegnativa convivenza, in compenso gli omosessuali scalpitano per sposarsi. Se non addirittura per adottare bambini. Il concetto di “famiglia” diviene sempre più evanescente, né sono mancate, in un passato non remoto, sentenze della magistratura che definivano “famiglia” ogni aggregazione di persone, anche temporanea. Tutto diviene “diritto”, scordandosi che è “diritto” solo ciò che merita specifica tutela giuridica. Ma se si trasforma ogni capriccio in “diritto”, gli si può dare tutela giuridica e così farlo divenire “diritto”. Col che, il cerchio è chiuso, e la logica anche (ma chiusa nel senso che muore soffocata…).
Qui potremmo metterci a ragionare sulla politica di superficie del nostro squinternato Paese, e tante volte lo abbiamo fatto, e ancora lo faremo. Ma non ci interessa tanto ora analizzare situazioni che peraltro si vanno ripetendo con sconsolante monotonia. L’opposizione isterica a Berlusconi è quasi un dogma, le inchieste della magistratura che arrivano sempre nel momento buono sono una commedia che ha stufato, e purtroppo dobbiamo a ciò aggiungere una destra che, forse per emulare la sinistra, sta cercando di far danni a sé stessa. In più abbiamo un Presidente della Camera che finalmente ha gettato la maschera, mostrandosi un avversario tanto piccolo quanto bilioso del Presidente del Consiglio, verosimilmente con speranze di guiderdone da altre direzioni… e non avremo fatto che dipingere un quadretto pieno di tristezza, che conosciamo fin troppo bene.
Perché sembra dilagare l’irrazionalità, una specie di “cupio dissolvi” che coinvolge uomini e società?
Senza dubbio il consenso popolare, positivo o imposto con norme poliziesche, è uno degli elementi essenziali alla legittimazione del potere. Ma non è sufficiente e soprattutto è per sua natura transeunte. Le democrazie hanno così escogitato la legittimazione del potere in quanto espressone della maggioranza dei consensi, ma anche questo non è sufficiente, perché
In passato, e nemmeno tanto remoto, si dichiarava legittimo il potere perché proveniente da Dio. L’incoronazione del Sovrano da parte dell’Autorità religiosa sanciva la legittimità del potere, e l’obbligo per tutti di obbedirlo e rispettarlo.
Lo Stato moderno, democratico e laico, da un lato vuole giustamente la netta separazione tra la sfera temporale e quella spirituale, ma, e qui il sistema inizia a vacillare, dimentica sempre più, col passar degli anni, che la sfera temporale, quando pretende di divenire a sua volta sfera spirituale, apre la strada al caos. E questa pretesa è, diremmo, inevitabile, perché, anche se lo Stato non vuol essere espressione di alcun credo religioso, tuttavia ha la necessità vitale di un quadro di regole entro cui il Paese debba vivere. E se le stesse regole morali non possono più provenire, in nome appunto della “laicità” dello Stato, dall’autorità e dalla tradizione religiosa, ecco che lo Stato stesso diviene emanatore di regole “spirituali”, volendo e dovendo definire cosa sia il bene e cosa sia il male. Il passo successivo è quello ormai già fatto, e i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti: lo Stato parte dal presupposto della sua laicità per stabilire che l’unica regola da seguire è quella della “libertà”. Ma non potendo definire cosa sia in effetti la libertà, essa diviene inevitabilmente il caos, il capriccio del più forte, la soddisfazione di ogni desiderio, purché strillato a sufficienza. Lo Stato abbandona il diritto “naturale”, che altro non è che l’insieme di norme che sono scritte nella natura stessa e nel cuore degli uomini, e tramandate dalle radici religiose e culturali del popolo, e si lancia in una corsa senza meta nella costruzione di un sistema in cui la moralità, ossia la virtù che da senso e confini alla libertà, ha una frontiera in perpetuo movimento. In altre parole, non ha più frontiere, quindi non esiste.
E infatti eccoci qua, vittime tutti di una finanza guidata da cialtroni, di società di “rating” guidate, a dir poco, da incoscienti, di Stati che falsificano i bilanci, e giù giù, fino ad arrivare all’espressione di ogni depravazione, di ogni vizio, di ogni schifezza, in un abisso che sembra non aver fondo. Vittime di una politica che non conosce più il bene comune, ma solo l’odio viscerale e isterico per l’avversario, vittime di una menzogna che vuole il popolo “sovrano” e lo usa invece per i propri scopi, vittime di giudici e medici felloni, che hanno tradito la missione, i primi di dare giustizia imparziale, i secondi di tutelare la vita.
Piuttosto vogliamo il ritorno a uno Stato, a una Società, in cui si recuperi il valore del diritto naturale, in cui il potere trovi la sua legittimità sia nel consenso della maggioranza, ma anche nel rispetto assoluto dei limiti delle proprie competenze. In cui si recuperi la tradizione che ha costruito da secoli l’Italia e l’Europa, la tradizione cristiana, che ha dato luce e civiltà al mondo caduto nella barbarie dopo la caduta dell’Impero romano d’occidente.
Guglielmo Giannini, uomo politico ormai pressoché sconosciuto, ma che aveva la dote (rara) di essere a un tempo intelligente e galantuomo, presentando il suo modello di Stato, diceva che “la guida spirituale l’abbiamo nella Chiesa cattolica, davanti alla quale ci inchiniamo come discepoli fedeli”. Giannini durò poco, fu una meteora politica: due anni di successi, e poi finì stritolato da due marpioni che si chiamavano Togliatti e De Gasperi. Ma di lui torneremo a parlare.
Ma in tutti i casi, le riforme di struttura, se non saranno accompagnate da una profonda, vera, riforma degli animi e dei cuori, da un ritorno ai veri valori cristiani, saranno ancora cure sintomatiche, mentre il male di fondo continuerà a vivere, in attesa di riesplodere.
Non è la democrazia che ci salva, né tanto meno
E, per chiudere: chi ha detto che “indietro non si torna?”. Se andando avanti si cade nella letamaia, solo gli stupidi non decidono di tornare indietro
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