IL BLOG DI RISCOSSA CRISTIANA

SANTITA' E FENOMENI MISTICI

NATUZZA EVOLO

di P.Giovanni Cavalcoli, OP




            Una questione difficile, delicata e complessa, che ogni tanto si pone, attinente alla santità cristiana, è quella dei fenomeni mistici. Con questa espressione intendo certi comportamenti o certi eventi o certi fenomeni sensibili relativi al Santo, aventi un significato simbolico religioso od orientati a beneficare il prossimo o a manifestare l’onnipotenza di Dio secondo modalità e in forza di cause che superano i limiti delle leggi naturali o della vita umana ordinaria, anche animata dalla grazia cristiana.
            Gli esempi qui sono numerosissimi e svariatissimi, ben noti nella bimillenaria storia della santità cristiana sino ai nostri giorni, fatti verificabili e verificati da esperti e dall’autorità ecclesiastica e constatabili da qualunque persona non prevenuta ed aperta al riconoscimento della verità oggettiva, fatti miracolosi o “divini”, come dice  il Concilio Vaticano I, i quali, “mentre mostrano all’evidenza l’onnipotenza e l’infinita scienza di Dio, sono segni certissimi della divina rivelazione proporzionati all’intelligenza di tutti”(dalla Costituzione dogmatica “Dei Filius”, cap.3).
            Indubbiamente esistono anche falsi miracoli o miracoli che tali sembrano ma in realtà non sono. Da qui la prudenza che occorre nel saper esaminare e valutare in base a validi criteri, che sono forniti dalla scienza apologetica della teologia cattolica. L’evidenza infatti del miracolo, della quale parla il Concilio, non è sempre immediata, ma a volte appare solo dopo attente e prolungate verifiche.
            I fenomeni mistici cristiani, soprattutto quelli straordinari o miracolosi, detti anche “doni carismatici”, non sono peraltro necessariamente legati alla santità e soprattutto alla santità ordinaria propria di ogni cristiano in grazia di Dio. Tali doni infatti sono molto rari, mentre, come è noto, ogni essere umano è chiamato da Cristo alla santità e quindi ha la possibilità di farsi santo, anche se in buona fede non sa neppure dell’esistenza di Cristo.
            Non è sempre facile discernere i veri dai falsi mistici, anche perché oggi purtroppo circolano, anche i campo cattolico, delle false concezioni (per esempio di tipo panteistico) della mistica, concezioni che, offrendo un criterio di giudizio sbagliato, non possono che produrre valutazioni errate. Oppure, sempre in ambito cattolico, esistono concezioni  pseudoscientifiche o secolaristiche ostili per principio alla mistica e spregiatrici dei miracoli, per cui è chiaro che in base a tali concezioni il mistico non appare come un santo o una persona normale, ma viene scambiato per un allucinato, un esaltato o un demente.
            I mistici canonizzati dalla Chiesa, soprattutto quelli dell’età moderna,  sono stati sottoposti prima o anche dopo la morte ad una vaglio rigoroso, per cui noi, come cattolici, possiamo esser certi che si tratti di autentica mistica. In tal modo le loro stesse figure possono servirci da criterio di giudizio per discernere e valutare i casi dubbi, anche se ogni mistico è diverso dall’altro. Da qui la necessità di utilizzare princìpi di giudizio certi, universali ed oggettivi, che del resto ci sono forniti dalla scienza delle religioni e dalla stessa teologia mistica della Chiesa cattolica.
            Volendo peraltro chiarire il significato della mistica cattolica, sarebbe bene fare una distinzione tra una mistica essenzialmente legata alla santità ed una mistica non necessariamente presente in ogni forma di santità. La mistica del primo tipo costituisce quella pienezza della vita cristiana che è caratterizzata, oltre che dalle virtù cristiane, dall’esercizio dei sette doni dello Spirito Santo (sapienza, intelletto, scienza, consiglio, fortezza, pietà e timor di Dio), che la tradizione cattolica ha ricavato dal passo di Isaia 11, 2, dove il Profeta parla dei doni dei quali sarà rivestito il Messia. Per cui il cristiano, in quanto vivente in Cristo, viene a partecipare dell’azione di questi doni, i quali, come dice S.Tommaso d’Aquino, lo rendono facilmente docile e sottomesso alla guida e all’impulso dello Spirito Santo.
            Ma in questo modo di vivere il cristianesimo non c’è nulla di miracoloso. Si tratta semplicemente dell’ideale di vita cristiana che tutti possiamo e dobbiamo cercare di realizzare, benchè la messa in atto dei sette doni non sia frequente. Viceversa in alcuni casi rari Dio si compiace di concedere al cristiano che vive fervorosamente la virtù della carità un supplemento di doni, la cui potenza oltrepassa non solo le forze della natura, come avviene nella comune vita della grazia soprannaturale, ma anche le stesse leggi della natura. Sono questi quelli che ho chiamato “fenomeni mistici”  e che in termine teologicamente più preciso si chiamano “doni carismatici straordinari”.
            Ho distinto forze della natura e leggi della natura. Per forze della natura intendo ciò che possiamo fare, nella nostra condizione terrena di peccatori, obbedendo alle leggi della natura umana. La grazia santificante è soprannaturale in questo senso. Invece il miracolo (e quindi i doni straordinari) superano le stesse leggi, in quanto fanno compiere alla natura umana azioni che vanno oltre la stessa legge di natura, ossia al suo normale funzionamento.
            Possedere le tre virtù teologali della fede, della speranza e della carità è un fatto soprannaturale nel primo senso, per il quale noi non superiamo le leggi essenziali della nostra natura. Ricevere un messaggio da un defunto, assistere all’apparizione della Madonna o dell’angelo custode, leggere nei cuori, guarire un malato terminale, risuscitare un morto, possedere il dono della bilocazione, avere le stigmate e cose del genere, sono fatti o favori divini concessi a pochissimi che vanno al di là delle stesse leggi fisiche e psichiche della natura umana e costituiscono una forma di soprannaturale che tradizionalmente si chiama “miracolo” o dono carismatico straordinario.
            Tra i numerosissimi casi di questo secondo genere che si potrebbero citare, ossia di autentici mistici nel secondo senso della parola, mi fermo ad un solo: quello di Natuzza Evolo, un’umile ed illetterata popolana calabrese, madre di famiglia, morta nel 2009 a 85 anni, che risiedeva a Paravati, in provincia di Vibo Valentia, diocesi di Mileto. Troppo lungo sarebbe qui narrare per esteso tutti i doni straordinari dei quali Dio l’aveva dotata. Essa è morta in fama di santità e il 1° novembre scorso, Festa di Tutti i Santi, anniversario del giorno nel quale morì Natuzza, il Vescovo del luogo Mons.Renzo, nel corso di una solenne celebrazione con enorme afflusso di folla, ha auspicato caldamente che venga promossa la Causa di Beatificazione, tessendo le lodi della santa donna.
            Riferendomi a questo caso, in questo articolo vorrei soltanto fermarmi ad evidenziare alcuni criteri di discernimento. Anzitutto bisogna distinguere i doni o fenomeni mistici cristiani dalla mistica di altre religioni e da altri fenomeni che possono aver l’aria di assomigliare ad essi, ma che in realtà sono molto differenti e possono esprimere nel soggetto una condotta che ha solo l’apparenza della santità, ma che in certi casi può essere addirittura malvagia o immorale.
            Mi riferisco ai fenomeni paranormali ed alla magia. Il discorso sarebbe qui molto complesso. Mi fermo ad alcuni punti essenziali con particolare riferimento a Natuzza. Diamo una breve definizione dei poteri paranormali e della magia. I primi (per es. la telepatia, la rabdomanzia, la telecinesi o l’endoscopia o la precognizione o la pranoterapia) appartengono alle forze ed alle leggi della natura umana, benchè siano di carattere prodigioso e straordinario. Essi possono esser usati a fin di bene ma anche per nuocere, a seconda delle intenzioni del paragnosta. Sono oggetto della parapsicologia, un ramo della psicologia.
            Natuzza ebbe anche doti paranormali, ma ella si sottrasse sempre alla richiesta di essere esaminata in questo campo, probabilmente per il timore che l’elemento parapsicologico venisse troppo in luce mettendo in ombra il ben più importante elemento soprannaturale carismatico. Con tutto ciò bisogna dire chiaramente contro certi pregiudizi nei confronti del paranormale che esso di per sé non c’entra nulla col demoniaco, ma è un semplice potere naturale, anche se è vero che il mago paragnosta può strumentalizzare o semplicemente fingere queste doti straordinarie che di per sé servono al bene dell’uomo.
            La magia invece, nel senso morale tradizionale, è un grave peccato di superstizione, fondato sulla pretesa del mago di costringere entità sovraumane o addirittura Dio a fare la sua volontà, in quanto il mago si ritiene in possesso naturale di poteri divini, eventualmente ottenuti alla scuola di un altro mago.    Per questo non ha senso distinguere una magia “bianca” (benefica) da una magia “nera” (malefica): la magia è sempre malefica. Certamente quella nera è peggiore, perché direttamente tesa a recar danno, come per esempio il maleficio (popolarmente: la “fattura” o “malocchio”). Tra le molte forme di magia esiste anche la necromanzia, che è una sedicente arte di evocare le anime dei defunti al fine di interrogarli su cose, fatti o persone al di là di quanto è dato sapere dall’umana normale cognizione.
            Una forma di necromanzia possono essere il medianismo e lo spiritismo. Medianismo è un termine generico che significa “mediazione”. Il medium si propone come  interprete mediatore tra il mondo dei vivi e quello dei defunti. Quest’azione mediatrice può essere in armonia col piano salvifico della divina Provvidenza, così come si è rivelato nel cristianesimo; oppure, al contrario, può trattarsi di un’impostura oppure di un atto di magia e quindi essere illecito e pericoloso.
            Il medianismo è in accordo con la fede cattolica se la persona mediatrice stabilisce il contatto con le anime dei defunti perché le è concesso da Dio in forza della preghiera, nell’ambito della comunione esistente fra la Chiesa della terra e quella del cielo (“comunione dei santi”); mentre è atto di magia se il medium intende evocare ad arte il defunto di sua iniziativa e in forza di un potere che egli ritiene di possedere da sé e non per grazia divina. Infatti, secondo il piano ordinario della Provvidenza, i vivi possono bensì comunicare con i morti, ma solo per chiedere la loro intercessione nel caso si tratti di anime sante – si pensi alle Messe in onore dei Santi o alle preghiere che a loro rivolgiamo. Quanto ai santi del paradiso, essi possono bensì inviare messaggi o mostrarsi visibilmente in questo mondo, ma solo per speciale concessione o iniziativa divina.
            Tentare altre vie per comunicare con i defunti, nella visione cristiana, è proibito perché suppone la falsa credenza che il medium possegga un potere divino che in realtà non possiede, oltre al rischio di chiedere ai defunti cose estranee al piano della salvezza e che quindi non siamo tenuti a sapere. In questi casi chi risponde non è il defunto, ma probabilmente il demonio, sotto le apparenze del defunto. E non importa che all’inizio emergano delle verità, perché esse serviranno per far abboccare gli sprovveduti ascoltatori onde poi ingannarli con falsità abbominevoli ed eresie.
            Si tratta dunque di un peccato di presunzione e di indiscrezione che come tale facilmente fa intervenire, lo sappia il medium o non lo sappia, l’azione ingannatrice e tentatrice del demonio, la cui mira essenziale è appunto imbrogliare l’uomo o farlo peccare di superbia istigandolo a credersi dotato da sé di poteri divini che non gli spettano. In questo caso il medianismo degenera in spiritismo, già più volte condannato dalla Chiesa, anche perché lo spiritismo, nei suoi eccessi estremi, basandosi eventualmente su di una concezione fantastica dell’al di là (“corpi astrali”, “extraterrestri”, semidivinità e cose del genere), giunge persino ad evocare lo stesso demonio e a prendere ordini da lui. Abbiamo allora le vere e proprie sette sataniche.
            Occorre una speciale prudenza per sapersi sottrarre al fascino che può emanare dalle attività spiritistiche, per quanto ammantate di apparente e nobile spiritualità, perché l’intervento il demonio può servirsi del medium per propalare false dottrine (magari sedicenti “interpretazioni della Bibbia”) non facilmente distinguibili da quelle vere e per  operare falsi miracoli, che non è sempre facile distinguere da quelli veri. E’ noto inoltre come pratiche spiritistiche prolungate possono provocare gravi disturbi mentali.
            Si è parlato di “medianismo” per Natuzza: ma essa indubbiamente lo praticava in maniera conforme alla religione cristiana e quindi ebbe modo di dar luce e consolazione a molte persone ottenendo per loro messaggi e responsi che le aiutarono nel cammino della salvezza e nella pratica delle virtù. Natuzza non creava malati di mente ma li guariva.
            Vediamo dunque quanto è importante essere preparati in queste materie, che mettono in gioco la nostra salvezza e quindi esercitarsi nel discernimento, perché è facile che ci imbattiamo in problemi di questo genere, ed allora sarà essenziale disporre di un valido criterio di giudizio valendosi dell’aiuto di esperti e del Magistero della Chiesa, nonché dell’esempio e dell’intercessione dei Santi, il tutto sotto la guida infallibile della divina grazia.

                                                                      

                                                                                                         
Vuoi scrivere un commento su questo articolo? Clicca qui

Vuoi tornare a RISCOSSA CRISTIANA – home? Clicca qui
.
             
           
            

I GIROTONDI DELLA CHIACCHIERA - un lettore ci scrive

L'accusa di Galletti a Berlusconi ricade su Alcide De Gasperi


On. Gian Luca Galletti, UDC
"il silenzio è d'oro"
di Carmine Santaniello


 Cari Amici di Riscossa Cristiana,
                                                        pur non essendo indenne dalla monotonia in uscita dai televisori politicanti ho affrontato la puntata di Porta a porta in onda l’altra sera.
  L'intenzione era capire, dalle parole del dotto onorevole Galletti, le ragioni del partito di Pierferdinando Casini.
 Confesso di non saper giudicare le tesi dello specialista Galletti sullo stato della finanza italiana e sull'opportunità di introdurre nuove tasse. Forse il programma dell'esperto Galletti discende da pensieri alti e inarrivabili, mentre la mia allergia alle ulteriori gabelle ha origine da pensieri che non si alzano dalla misera terra. Pertanto sospendo il giudizio.
  Il folgorante argomento politico esposto dall'onorevole Galletti, invece, sono riuscito a comprenderlo perfino io: l'emersione di una dissidenza interna dimostra che  qualcosa non va, dunque che Berlusconi  è inadatto a governare.
   Ora Galletti milita in un partito che espone il simbolo della democrazia cristiana, dunque si può supporre e quasi pretendere ch'egli conosca le vicende di quel partito. E sappia che la dissidenza interna, dopo le elezioni del 1953, ha sfiduciato e costretto alle dimissioni Alcide De Gasperi.
    Se l'argomento che l'onorevole Galletti usa per squalificare Berlusconi fosse convincente si dovrebbe concludere - comicamente - che De Gasperi era uno statista inadatto a governare. E al seguito si dovrebbe riconoscere che il calunniato Giovanni Leone era un uomo indegno della carica di presidente della repubblica.
   La mia voce non arriverà mai all'altezza in cui Galletti concepisce i suoi pensieri. Agli amici che frequentano il nostro sito posso soltanto confidare il sospetto che i parolieri politicanti resistano vigorosamente alla tentazione di riflettere sulle affermazioni da gridare nel talk show. Luogo dove la rumorosa invidia nasconde lo striscio dell'umorismo oggettivo sotto i piedi della squallida noia.  

------------------------------------------------------------------------------------------------------   


Caro Santaniello,
                             Lei ha perfettamente ragione nel sottolineare il paradosso che viene fuori da certi (s)ragionamenti.

Io credo che il farneticare del Galletti dipenda anche da un altro fattore: l’insopprimibile nostalgia per quei tempi, (bei tempi, per alcuni), in cui un Governo si faceva e disfaceva nei corridoi di Montecitorio e ancor più nelle segreterie di partito. Anche Tambroni (per ricordare uno degli ultimi galantuomini) fu impallinato dai suoi stessi “amici” di Partito.
Berlusconi ha molti nemici in campo internazionale, e sappiamo bene quali. Ma restando in Italia, a parte i piccoli quaquaraqua come un Di Pietro, sono in molti a non perdonare a Berlusconi la popolarità di cui gode, il fatto che la gente voti per lui, e che lui stesso ha introdotto un modo di fare politica che, piaccia o non piaccia, sia un po’ pasticciato o meno, ha comunque reso gli italiani un po’ meno “sudditi” e un po’ più “cittadini”.
E questi inguaribili nostalgici dei Governi “cosa nostra” non hanno certo il coraggio di dire apertamente: “Ma ‘sta democrazia, che rottura di p… , qui il potere se lo prende chi viene designato dal popolo! E allora noi che ci stiamo a fare? Di questo passo rischiamo, per campare, di doverci mettere a lavorare…”

Un caro saluto, e grazie per averci scritto

Paolo Deotto



Vuoi scrivere un commento su questo articolo? Clicca qui

Vuoi tornare a RISCOSSA CRISTIANA – home? Clicca qui
.

RASSEGNA STAMPA - 11

dall'Italia, dal Mondo  -  8 dicembre 2010 





a cura di Rita Bettaglio




VESCOVI CINESI DEPORTATI PER PARTECIPARE ALL’ASSEMBLEA PATRIOTTICA

 Pechino, 07/12/2010 (AsiaNews) – Fonti di AsiaNews affermano che decine di vescovi della Chiesa ufficiale sono stati deportati a forza nella capitale per costringerli a partecipare all’Assemblea dei rappresentanti cattolici cinesi, che secondo il papa è inconciliabile con la fede cattolica.

L’Assemblea si è aperta oggi a Pechino ed è circondata dal segreto e da un profilo basso: è impossibile contattare chiunque e perfino la Xinhua non ha dato alcuna notizia dell’evento. Essa dovrebbe portare all’elezione del presidente nazionale dell’Associazione patriottica e del presidente del Consiglio dei vescovi cinesi, due organismi inaccettabili per i cattolici perché mirano all’edificazione di una Chiesa indipendente, staccata dal papa. “È solo una riunione per una nuova tornata di leader”, ha spiegato Liu Bainian, vicepresidente dell’Ap e regista dell’Assemblea. In realtà, il raduno è “l’organismo sovrano” della Chiesa ufficiale cinese, in cui i vescovi sono una minoranza, fra rappresentanti cattolici e governativi. In essa si prendono decisioni ecclesiali a colpi di elezioni manipolate. Prima del raduno di oggi, tutti i partecipanti hanno ricevuto da Liu Bainian le indicazioni di cosa fare e di cosa votare.

L’Assemblea è stata rimandata per almeno quattro anni perché i vescovi ufficiali, in obbedienza alle indicazioni della Santa Sede, hanno sempre rifiutato di parteciparvi.

Fonti di AsiaNews comunicano che molti vescovi da diverse province, per evitare di essere trascinati a Pechino, si sono nascosti o si sono dati per malati. Altri sono stati presi da rappresentanti governativi e trascinati all’Assemblea contro il loro volere. Altri ancora, che sapevano di non poter sfuggire, hanno accettato di venire a Pechino, ma hanno deciso di non concelebrare le messe all’Assemblea, essendo presenti alcuni vescovi scomunicati.

Le stesse fonti affermano che vi sono comunque vescovi che non hanno opposto alcuna resistenza. La diocesi di Pechino, nel suo bollettino, ha pubblicato due articoli per onorare l’evento.
Le violenze più gravi ed evidenti sono avvenute a Hengshui (Hebei), dove mons. Feng Xinmao è stato sequestrato da circa 100 poliziotti e rappresentanti del governo, che hanno lottato per ore contro i fedeli e i sacerdoti che facevano scudo al vescovo per garantirgli la libertà. Negli scontri un fedele è stato ferito alla spalla. Nei giorni scorsi il vescovo era stato tenuto in isolamento, lontano dalla sua casa. I fedeli erano riusciti a strapparlo al controllo dei poliziotti e a portarlo in episcopio. Dopo ore di assedio, il vescovo è stato di nuovo sequestrato e ieri sera alle 20.30, mons. Feng Xinmao è stato trascinato a Pechino per partecipare all’Assemblea. Uno dei fedeli, piangente, mentre il vescovo si allontanava scortato, ha commentato: “Il nostro povero vescovo non ha alcuna libertà”.

Un altro prelato, mons. Li Lianghui di Cangzhou (Hebei) è scomparso per sfuggire all’incontro di Pechino. La polizia ha minacciato la diocesi che se il vescovo non si consegna, sarà ricercato in tutto il Paese come “un pericoloso criminale”.

L’Assemblea e la deportazione dei vescovi gettano un’ombra buia sui rapporti fra Cina e Vaticano, dopo anni di stand by. La situazione è precipitata nelle scorse settimane, dopo l’ordinazione illecita di p. Guo Jincai a vescovo di Chengde, lo scorso 20 novembre. In essa, l’Ap ha obbligato otto vescovi ufficiali a prendere parte alla cerimonia, contro il volere della Santa Sede che ha condannato l’accaduto come “una grave violazione alla libertà religiosa”.



I VESCOVI FILIPPINI CERCANO IL DIALOGO SULLA LEGGE DI PIANIFICAZIONE DELLE NASCITE
Manila, 07/12/2010 (AsiaNews/ Agenzie) – I vescovi delle Filippine si dicono pronti al dialogo sulla contestata legge di salute riproduttiva. Oggi a Manila, mons. Nereo Odchimar, presidente della Conferenza episcopale filippina ha incontrato insieme ad altri i membri della Philippiline Medical Association (Pma) la più importante organizzazione di medici del Paese. Secondo Mons. Odchimar la Chiesa desidera sentire anche l’opinione dei laici in materia e il consulto con esperti in materia servirà per individuare quei punti che potranno essere oggetto di discussione con il governo e con i promotori della legge.
“La nostra linea – afferma mons. Odchimar – è basata sulla morale e desideriamo in questo anche l’appoggio dei laici  e di tutti coloro che possono aiutarci con le loro competenze”.  Il prelato sottolinea che i vescovi valuteranno le proprie mosse anche in base agli aspetti giuridici, economici, demografici e medici trattati all’interno della legge di salute riproduttiva. 
Il dibattito sulla Reproductive Health è in corso da quattro anni. La legge rifiuta l’aborto clinico, ma promuove un programma di pianificazione familiare, che invita alle coppie a non avere più di due figli, ma di fatto sanziona il personale medico e funzionari che si oppongono e  favorisce la sterilizzazione volontaria. Chiesa e associazioni cattoliche sostengono invece il Natural Family Programme (Nfp), che mira ha diffondere tra la popolazione una cultura di responsabilità e amore basata sui valori cristiani.
Tuttavia, non tutti i cattolici sono concordi con linea dura portata avanti da alcuni prelati.  In questi mesi, infatti, il dibattito ha rischiato di trasformarsi in uno scontro frontale fra i vescovi e il neopresidente Benino Aquino. Questi è tra i principali sostenitori del provvedimento di pianificazione familiare e vi è il timore che la legge passi senza tenere conto del parere contrario di gran parte della popolazione cattolica.
Per favorire il dialogo tra cattolici e istituzioni, i membri della Pma hanno offerto le proprie competenze  scientifiche anche al governo. "I medici – afferma Oscar Tinio presidente del Pma -  sono i principali interlocutori per questioni che riguardano leggi di pianificazioni delle nascite e il benessere della nostra Nazione e dovrebbero coinvolgerci in tutte le discussioni che riguardano questi problemi”.
Arthur Catli, direttore esecutivo del Pma,  sottolinea invece la comunanza di vedute tra medici e Conferenza espiscopale su problematiche come aborto clinico e utilizzo di pillole abortive. “Il Pma – afferma – è contro l’aborto e così i vescovi. Noi medici abbiamo giurato di proteggere la vita umana, che include quella dei nascituri e non c’è dubbio che la Conferenza episcopale appoggi questa posizione”.  



CONTINUA LA RASSEGNA DI DONNE ESEMPLARI NELLE UDIENZE DEL MERCOLEDI'

S.S. Benedetto XVI, richiamandosi (e richiamandoci) alla Mulieris Dignitatem, rende omaggio al genio femminile in seno alla Chiesa. Dal 1° settembre 2010 le udienze del mercoledì presentano figure femminili di grande spessore e spesso poco conosciute anche dai cattolici. Vi invitiamo a leggere i testi che trovate alla sezione 'udienze' di Benedetto XVI sul sito www.vatican.va
Riportiamo le parole del Papa in occasione dell'ultima udienza del 1 dicembre, che ha per tema la figura di Giuliana di Norwich.


Cari fratelli e sorelle,
ricordo ancora con grande gioia il Viaggio apostolico compiuto nel Regno Unito nello scorso settembre. L’Inghilterra è una terra che ha dato i natali a tante figure illustri che con la loro testimonianza ed il loro insegnamento abbelliscono la storia della Chiesa. Una di esse, venerata tanto dalla Chiesa Cattolica quanto dalla Comunione anglicana, è la mistica Giuliana di Norwich, di cui vorrei parlarvi questa mattina.
Le notizie di cui disponiamo sulla sua vita – non molte – sono desunte principalmente dal libro in cui questa donna gentile e pia ha raccolto il contenuto delle sue visioni, intitolato Rivelazioni dell’Amore divino. Si sa che è vissuta dal 1342 al 1430 circa, anni tormentati sia per la Chiesa, lacerata dallo scisma seguito al ritorno del Papa da Avignone a Roma, sia per la vita della gente che subiva le conseguenze di una lunga guerra tra il regno d’Inghilterra e quello di Francia. Dio, però, anche nei tempi di tribolazione, non cessa di suscitare figure come Giuliana di Norwich, per richiamare gli uomini alla pace, all’amore e alla gioia.
Come ella stessa ci racconta, nel maggio del 1373, probabilmente il 13 di quel mese, fu colpita all’improvviso da una malattia gravissima che in tre giorni sembrò portarla alla morte. Dopo che il sacerdote, accorso al suo capezzale, le mostrò il Crocifisso, Giuliana non solo riacquistò prontamente la salute, ma ricevette quelle sedici rivelazioni che successivamente riportò per iscritto e commentò nel suo libro, le Rivelazioni dell’Amore divino. E fu proprio il Signore che, quindici anni dopo questi avvenimenti straordinari, le svelò il senso di quelle visioni. “Vorresti sapere cosa ha inteso il tuo Signore e conoscere il senso di questa rivelazione? Sappilo bene: amore è ciò che Lui ha inteso. Chi te lo rivela? L’amore. Perché te lo rivela? Per amore ... Così imparai che nostro Signore significa amore” (Giuliana di Norwich, Il libro delle rivelazioni, cap. 86, Milano 1997, p. 320).
Ispirata dall’amore divino, Giuliana operò una scelta radicale. Come un’antica anacoreta, scelse di vivere all’interno di una cella, collocata in prossimità della chiesa intitolata a san Giuliano, dentro la città di Norwich, ai suoi tempi un importante centro urbano, vicino a Londra. Forse, assunse il nome di Giuliana proprio da quello del santo cui era dedicata la chiesa presso cui visse per tanti anni, sino alla morte. Potrebbe sorprenderci e persino lasciarci perplessi questa decisione di vivere “reclusa”, come si diceva ai suoi tempi. Ma non era la sola a compiere tale scelta: in quei secoli un numero considerevole di donne optò per questo genere di vita, adottando delle regole appositamente elaborate per esse, come quella composta da sant’Aelredo di Rievaulx. Le anacorete o “recluse”, all’interno della loro cella, si dedicavano alla preghiera, alla meditazione e allo studio. In tal modo, maturavano una sensibilità umana e religiosa finissima, che le rendeva venerate dalla gente. Uomini e donne di ogni età e condizione, bisognosi di consigli e di conforto, le ricercavano devotamente. Quindi non era una scelta individualistica; proprio con questa vicinanza al Signore maturava in lei anche la capacità di essere consigliera per tanti, di aiutare quanti vivevano in difficoltà in questa vita.
Sappiamo che anche Giuliana riceveva frequenti visite, come ci è attestato dall’autobiografia di un’altra fervente cristiana del suo tempo, Margery Kempe, che si recò a Norwich nel 1413 per ricevere suggerimenti sulla sua vita spirituale. Ecco perché, quando Giuliana era viva, era chiamata, com’è scritto sul monumento funebre che ne raccoglie le spoglie: “Madre Giuliana”. Era divenuta una madre per molti.
Le donne e gli uomini che si ritirano per vivere in compagnia di Dio, proprio grazie a questa loro scelta, acquisiscono un grande senso di compassione per le pene e le debolezze degli altri. Amiche ed amici di Dio, dispongono di una sapienza che il mondo, da cui si allontanano, non possiede e, con amabilità, la condividono con coloro che bussano alla loro porta. Penso, dunque, con ammirazione e riconoscenza, ai monasteri di clausura femminili e maschili che, oggi più che mai, sono oasi di pace e di speranza, prezioso tesoro per tutta la Chiesa, specialmente nel richiamare il primato di Dio e l’importanza di una preghiera costante e intensa per il cammino di fede.
Fu proprio nella solitudine abitata da Dio che Giuliana di Norwich compose le Rivelazioni dell’Amore divino, di cui ci sono giunte due redazioni, una più breve, probabilmente la più antica, ed una più lunga. Questo libro contiene un messaggio di ottimismo fondato sulla certezza di essere amati da Dio e di essere protetti dalla sua Provvidenza. Leggiamo in questo libro le seguenti stupende parole: “Vidi con assoluta sicurezza ... che Dio prima ancora di crearci ci ha amati, di un amore che non è mai venuto meno, né mai svanirà. E in questo amore Egli ha fatto tutte le sue opere, e in questo amore Egli ha fatto in modo che tutte le cose risultino utili per noi, e in questo amore la nostra vita dura per sempre ... In questo amore noi abbiamo il nostro principio, e tutto questo noi lo vedremo in Dio senza fine” (Il libro delle rivelazioni, cap. 86, p. 320).
Il tema dell’amore divino ritorna spesso nelle visioni di Giuliana di Norwich che, con una certa audacia, non esita a paragonarlo anche all’amore materno. È questo uno dei messaggi più caratteristici della sua teologia mistica. La tenerezza, la sollecitudine e la dolcezza della bontà di Dio verso di noi sono così grandi che, a noi pellegrini sulla terra, evocano l’amore di una madre per i propri figli. In realtà, anche i profeti biblici a volte hanno usato questo linguaggio che richiama la tenerezza, l’intensità e la totalità dell’amore di Dio, che si manifesta nella creazione e in tutta la storia della salvezza e ha il culmine nell’Incarnazione del Figlio. Dio, però, supera sempre ogni amore umano, come dice il profeta Isaia: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49, 15). Giuliana di Norwich ha compreso il messaggio centrale per la vita spirituale: Dio è amore e solo quando ci si apre, totalmente e con fiducia totale, a questo amore e si lascia che esso diventi l’unica guida dell’esistenza, tutto viene trasfigurato, si trovano la vera pace e la vera gioia e si è capaci di diffonderle intorno a sé.
Vorrei sottolineare un altro punto. Il Catechismo della Chiesa Cattolica riporta le parole di Giuliana di Norwich quando espone il punto di vista della fede cattolica su un argomento che non cessa di costituire una provocazione per tutti i credenti (cfr nn. 304-314). Se Dio è sommamente buono e sapiente, perché esistono il male e la sofferenza degli innocenti? Anche i santi, proprio i santi, si sono posti questa domanda. Illuminati dalla fede, essi ci danno una risposta che apre il nostro cuore alla fiducia e alla speranza: nei misteriosi disegni della Provvidenza, anche dal male Dio sa trarre un bene più grande come scrisse Giuliana di Norwich: “Imparai dalla grazia di Dio che dovevo rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene…” (Il libro delle rivelazioni, cap. 32, p. 173).
Sì, cari fratelli e sorelle, le promesse di Dio sono sempre più grandi delle nostre attese. Se consegniamo a Dio, al suo immenso amore, i desideri più puri e più profondi del nostro cuore, non saremo mai delusi. “E tutto sarà bene”, “ogni cosa sarà per il bene”: questo il messaggio finale che Giuliana di Norwich ci trasmette e che anch’io vi propongo quest’oggi. Grazie”.








“UOMINI DI DIO”: LA TESTIMONIANZA DEI MARTIRI TRAPPISTI D'ALGERIA

E' ancora nelle sale il film Des Hommes et des Dieux (Uomini e Dei) di Xavier Beauvois. La pellicola, che narra il martirio di sette monaci trappisti in Algeria, a Tibhirine, avvenuto nel 1996, nei mesi scorsi ha avuto grande successo di pubblico in Francia e dal 22 ottobre è uscito in Italia. Selezionato per il Festival di Cannes, il film è stato salutato da lunghi appalusi sia dalla stampa ceh dal pubblico. Ha ricevuto anche il Gran Premio della giuria, presieduta da Tim Burton.
Ispirato dal libro Più forti dell’odio di Christian de Chergé (Edizioni Qiqajon), il priore di Tibhirine, Des Hommes et des Dieux era apparso subito sotto buoni auspici.
Il film racconta i tre anni precedenti la strage dei monaci di Tibhirine («giardinetto» in lingua cabila), avvenuta nell’Algeria del 1996, dilaniata dal terrorismo islamista, dalla sua repressione e dalle fratture che essa provocava nel governo, nelle forze armate e nelle relazioni internazionali.
Non ho visto ancora visto il film, lo confesso e quindi non vi so dire molto, ma vorrei richiamare l'attenzione sulle vicende che lo hanno ispirato.
Il martirio dei 7 trappisti, come ogni martirio, non è stato vano e i frutti già germogliano.
La comunità trappista femminile di Valserena (nei pressi di Cecina) ha fondato, nel 2005, un monastero ad Aleppo, in Siria. Come leggiamo nel sito di Valserena (www.valserena.it) “Punto di partenza di questo cammino è stato il desiderio di raccogliere l’eredità dei sette monaci di Tibhirine, i nostri sette fratelli uccisi in Algeria nel 1996. Ciò che ci hanno lasciato, più forte della morte, è la testimonianza della loro vita, tutta dedicata a Dio, e offerta con amore a tutti i fratelli che li circondavano, sia cristiani che musulmani”. Mentre vi invito a visitare il sito delle monache, che hanno anche una fondazione in Angola, e, magari, a dar loro un aiuto, riporto il testamento spirituale del padre priore di Tibhirine.




Testamento spirituale del Padre Christian de Chergé, priore di Tibhirine
aperto la domenica di Pentecoste 26 maggio 1996
Quando si profila un ad-Dio
Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere anche oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. Che essi accettassero che l’unico Padrone di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale. Che pregassero per me: come potrei essere trovato degno di tale offerta ? Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato.

La mia vita non ha più valore di un’altra. Non ne ha neanche meno. In ogni caso, non ha l’innocenza dell’infanzia. Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimé, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca.

Venuto il momento, vorrei avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nel tempo stesso di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito.

Non potrei auspicare una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che un popolo che amo sia indistintamente accusato del mio assassinio.

Sarebbe un prezzo troppo caro, per quella che, forse, chiameranno la "grazia del martirio", il doverla a un algerino chiunque egli sia, soprattutto se dice di agire in fedeltà a ciò che crede essere l’islam.

So il disprezzo con il quale si è arrivati a circondare gli algerini globalmente presi. So anche le caricature dell’islam che un certo islamismo incoraggia. È troppo facile mettersi a posto la coscienza identificando questa via religiosa con gli integralismi dei suoi estremisti.

L’Algeria e l’islam, per me, sono un’altra cosa; sono un corpo e un’anima. L’ho proclamato abbastanza, credo, in base a quanto ne ho concretamente ricevuto, ritrovandovi così spesso il filo conduttore del Vangelo imparato sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa, proprio in Algeria e, già allora, nel rispetto dei credenti musulmani.

Evidentemente, la mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno rapidamente trattato da ingenuo o da idealista: "Dica adesso quel che ne pensa!". Ma costoro devono sapere che sarà finalmente liberata la mia più lancinante curiosità.

Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell’islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze.

Di questa vita perduta, totalmente mia, e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per quella gioia, attraverso e nonostante tutto.

In questo grazie, in cui tutto è detto, ormai, della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, accanto a mia madre e a mio padre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e ai loro, centuplo accordato come promesso!

E anche te, amico dell’ultimo minuto, che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo grazie e questo ad-Dio profilatosi con te. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen! Insc’Allah

Algeri, 1º dicembre 1993

Tibhirine, 1º gennaio 1994

+Christian






I VESCOVI SVIZZERI IN DIFESA DEL CROCIFISSO E DEI FRATELLI CRISTIANI IN IRAQ


Radio Vaticana, 06/12/2010. - La solidarietà ai cristiani iracheni perseguitati e i simboli religiosi nei luoghi pubblici sono i due principali temi al centro dei lavori della 290.ma assemblea ordinaria della Conferenza episcopale svizzera (Ces), svoltasi a Viège. I presuli, citati dall’Osservatore Romano, hanno denunciato “una forte ostilità manifestata contro i simboli religiosi nei luoghi pubblici”. Si tratta di una “corrente d'opinione che vuole confinare la religione alla sfera privata. È con soddisfazione che la Ces — hanno proseguito — ha preso atto che la maggioranza della popolazione sostiene la presenza dei simboli cristiani, in particolare i Crocifissi, nei luoghi pubblici”. La maggioranza, inoltre, riconosce che “con l'abolizione di questi simboli si corre il rischio di minare le fondamenta cristiane della nostra società e del nostro modo di vivere insieme senza costrizione”. Ne consegue il diritto di testimoniare pubblicamente e di vivere la fede attraverso segni visibili. “La libertà di credo e di coscienza — hanno aggiunto — è garantita solo se le espressioni di fede e i loro segni sono tollerati. Il divieto di esporre il Crocifisso nei luoghi pubblici non sarebbe espressione di tolleranza, ma di intolleranza poiché impedisce in pubblico l'espressione della fede cristiana”. La Conferenza episcopale svizzera ha poi espresso preoccupazione per le condizioni in cui sono costretti a vivere i cristiani in Iraq e hanno espresso la loro profonda solidarietà. “Siamo scioccati dalla situazione dei cristiani in Iraq”, si legge in un messaggio dell'episcopato elvetico, nel quale si parla dell'attacco sanguinoso avvenuto il 31 ottobre nella chiesa siro-cattolica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso di Baghdad, a causa del quale hanno perso la vita 58 fedeli. “L'attacco sembra rappresentare il culmine di una lunga serie di attentati contro la vita dei cristiani e di altre minoranze religiose. Questi atti di persecuzione — prosegue il comunicato della Ces — non sembrano volersi fermare. La vita dei cristiani in Medio Oriente, purtroppo, continua a peggiorare e a essere continuamente minacciata”. I vescovi svizzeri hanno ricordato il Sinodo speciale dei vescovi per il Medio Oriente dello scorso ottobre, fortemente voluto da Papa Benedetto XVI, a margine del quale è stato lanciato un accorato appello alla giustizia, alla pace, al rispetto dei diritti umani e alla libertà religiosa in tutto il Medio Oriente. La Conferenza episcopale ha quindi ringraziato tutte le organizzazioni umanitarie che assistono i cristiani cattolici che si trovano in Iraq e anche quelli costretti ad andare in esilio nei Paesi vicini, come Giordania, Libano e Siria. Infine, i vescovi hanno ribadito che il più forte sostegno che si può offrire ai cristiani iracheni è la preghiera e hanno invitato le parrocchie a celebrare la messa o altre funzioni liturgiche per tutti i perseguitati e i martirizzati a causa della loro fede.



POLEMICHE SULL'ULTIMO EPISODIO  DE “LE CRONACHE DI NARNIA”

Roma, 7 Dicembre 2010 - E' polemica su alcune dichiarazioni di Liam Neeson, a proposito di 'Le Cronache di Narnia: Il Viaggio del Veliero'. In alcune interviste, l'attore, che da la voce al Gran Leone Aslan, ha paragonato il suo personaggio ai profeti e ai leader spirituali, come Buddha e Maometto.
"Aslan - ha detto il 58enne attore nordirlandese- non è solo un simbolo del cristianesimo, potrebbe essere Maometto, Buddha o qualsiasi altro profeta o altra grande figura spirituale. Aslan per i bambini rappresenta un mentore".
Scoppia subito la rivolta dei fan su internet, ma molte anche le prese di posizione di alcuni giornali cattolici: William Oddie, editore del quotidiano Catholic Herald, ha definito le dichiarazioni dell'attore "una vergognosa distorsione del racconto di Lewis".
Lo stesso portavoce dell’autore C.S. Lewis, Walter Hooper, ha respinto le parole di Neeson affermando: "Narnia non c’entra niente con l’Islam. Lewis avrebbe negato tutto dicendo che la storia di Narnia è su Cristo. Non conosco Liam Neeson e non so di cosa parli, ma quello che dice non riflette in alcun modo il pensiero di Lewis"
(Fonte: Quotidiano Nazionale)

IL VATICANO E GLI ALIENI

Poichè i tg hanno dato molta enfasi a una supposta apertura del Vaticano agli alieni, riportiamo l'articolo incriminato apparso sull'OR del 5 dicembre 2010.

SE QUALCUNO RESPIRA ARSENICO


di José G. Funes
L'astrofisica è una scienza che riserva sempre sorprese. La ricerca esige uno sforzo quotidiano, spesso nascosto, ma non di rado viene premiata con risultati significativi. Questa settimana i media hanno riferito di scoperte che senza dubbio provocheranno molte domande e apriranno nuovi filoni di studio.
La prima riguarda le "nane rosse", stelle piccole (30 per cento della massa del nostro sole) e di scarsa brillantezza. Pieter van Dokkum, della Yale University, e Charlie Conroy, dello Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, hanno pubblicato su "Nature" un lavoro riguardante otto galassie ellittiche - osservate con il telescopio Keck i di Mauna Kea, nelle isole Hawaii - che si trovano a una distanza compresa tra i 50 e i 300 milioni di anni luce. Com'è noto, l'universo è fatto di circa cento miliardi di galassie, che in base alla loro forma si classificano in ellittiche, spirali e irregolari. La nostra Via Lattea è una spirale.
Utilizzando potenti strumenti, van Dokkum e Conroy sono riusciti a ottenere spettri che corrispondono a nane rosse. Da qui l'ipotesi che nelle galassie ellittiche queste stelle siano molto più abbondanti di quello che si pensava. Vorrei rilevare che i nuovi risultati dipendono dai modelli di sintesi di popolazione stellare, che permettono di fare la "somma" della luce di tutti i miliardi di stelle che formano una galassia. Dunque, solo studi ulteriori potranno confermarli.
In ogni caso, se questa ipotesi fosse dimostrata, avrebbe delle conseguenze per la nostra comprensione dell'universo. Nel senso che aumenterebbe il numero delle stelle, mentre diminuirebbe la proporzione di materia oscura nelle galassie. Dalla cosmologia sappiamo attualmente che l'universo è fatto per il 4 cento di atomi, per il 73 di energia oscura e per il 23 di materia oscura.
Dovremo allora cambiare queste proporzioni? Se ci sono più stelle nelle galassie ellittiche, aumenta molto probabilmente il numero di pianeti. E con essi cresce la probabilità di vita nell'universo. Anche se forse non lo sapremo mai. Si tratta di galassie troppo lontane per poter osservare le singole stelle. Neppure la fervida fantasia degli autori di Star Trek e Star Wars ha immaginato la possibilità di esplorare altre galassie.
Ma facciamo una tappa meno remota nel nostro viaggio extragalattico. Sul sito di "Nature" si può leggere un articolo dedicato alla scoperta di un'atmosfera su una cosiddetta super earth ("super terra"). Il pianeta gj 1214b orbita intorno a una stella nana rossa distante 42 anni luce, con un periodo di 38 ore. La massa del pianeta è 6,5 volte quella della Terra. Le nuove osservazioni spettroscopiche - effettuate con il Very Large Telescope in Cile dal team guidato da Jacob Bean, dello Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics - suggeriscono che l'atmosfera di gj 1214b è composta di vapore acqueo o, comunque, è dominata da dense nubi.
La ricerca sulle super earths è molto interessante. Questi corpi, che non esistono nel nostro sistema solare, rappresentano una situazione intermedia tra i pianeti terrestri, come Venere e Marte, e i pianeti gioviani, come Urano e Nettuno. La comprensione della formazione di altri sistemi stellari ci aiuterà a capire meglio la formazione del nostro. E forse ci consentirà di arrivare a un modello che permetta di spiegare in un modo "universale" la formazione dei pianeti che orbitano intorno ad altre stelle.
Lo studio di pianeti extrasolari con atmosfera ripropone la domanda sulla possibilità di vita nell'universo. Un gruppo di ricercatori della Nasa ha scoperto, nel Mono Lake in California, il primo microrganismo conosciuto capace di crescere e riprodursi utilizzando una sostanza tossica come l'arsenico. Questo essere vivente sostituisce l'arsenico al fosforo nei componenti delle cellule. In poche parole, è un microbo che respira arsenico. È evidente che se cerchiamo forme di vita nell'universo, dobbiamo almeno sapere cosa cercare:  cioè definire che cosa è un essere vivente. Questa nuova scoperta sicuramente contribuirà ad allargare i nostri orizzonti concettuali in materia.
E chissà se, in una lontanissima galassia ellittica, qualcuno che abita su una "super terra" orbitante intorno a una "nana rossa" e respira arsenico, in questo momento si sta facendo le stesse domande.
(Fonte: Osservatore Romano)

iTUNES PRO O CONTRO UNIONI OMOSESSUALI?
New York City, N.Y., 3/12/2010 (catholicnewsagency).- Dopo che Apple Inc. ha rimosso da iTunes   l'applicazione Manhattan Declaration (MD), con l'accusa di contenere materiale offensivo, ha preso il via  la protesta dei firmatari della  MD.
L'applicazione Manhattan Declaration per iPhone e iPad era stata eliminata lo scorso mese quando gli attivisti del gruppo Change.org avevano raccolto 7mila firme in calce a una petizione che sosteneva che l'applicazione promuovesse 'omofobia' e 'intolleranza'.
La Dichiarazione, composta nel 2009 da un gruppo cristiano di ortodossi, cattolici ed evangelici, in difesa della libertà religiosa, del matrimonio tradizionale e del diritto alla vita, ha circa 500mila sostenitori. Essa, dapprima accettata da Apple e catalogata 4+, cioè sicura quanto a contenuto, è stata eliminata, secondo i sostenitori della MD, “a seguito di un piccolo numero di proteste espresse a voce da parte di sostenitori di matrimoni omosessuali e aborto”. Nessuna acrimonia contro i gay, ma forte disappunto.
Chi volesse curiosare sulla vicenda può visitare il sito http://www.manhattandeclaration.org/home.aspx ricordando che nel 2008 Apple ha donato 100.000$ al movimento in favore delle unioni omosessuali.



Vuoi segnalare articoli, notiziari, che reputi di particolare interesse? Clicca qui

Vuoi tornare a RISCOSSA CRISTIANA – home?Clicca qui


IL CECCHINO - 9

Chi se ne frega?


di Autore Ignoto


Mai perdere stile ed eleganza
Lo scontro politico si sta facendo sempre più incandescente. Al Capo dello Stato che richiama alle sue “prerogative” (quelle che tutti sappiamo: le Camere le scioglie lui, il Presidente del Consiglio lo nomina lui), Loris Verdini, coordinatore del PdL, ribatte con un bel “chi se ne frega”, salvo poi precisare che s tratta di un “chi se ne frega” politico, perché anche i partiti hanno le loro prerogative e Verdini sostiene che un Presidente della Repubblica non può mandare a casa chi ha vinto le elezioni, dando in mano il Governo a chi le ha perse.

Ora, Verdini nella sostanza ha mille volte ragione, ma, suvvia, ci vuole anche un po’ di rispetto delle forme. Non ci si rivolge al Presidente della Repubblica con un “chi se ne frega”. Oltretutto, nonostante la grande distanza politica che ci separa, non possiamo negare che Napolitano ha un tratto e un comportamento molto signorili.

Insomma, a certi livelli istituzionali la forma è anche sostanza, e quindi bacchettiamo Verdini per l’infelice espressione. Per contro, risulta da fonti ben informate che quando nel febbraio dello scorso anno fu presentato a Napolitano il decreto legge che avrebbe salvato la vita a Eluana Englaro, e che lui si rifiutò di firmare, ai suoi consiglieri che gli dicevano: “Eccellenza, c’è di mezzo la vita di una persona!”, il Presidente non abbia ribattuto con espressioni volgari come “chi se ne frega”. Ha, con compostezza e signorilità, rifiutato la firma.
Il 9 febbraio 2009 Eluana Englaro moriva, per fame e per sete. Ma per fortuna tutte le forme erano salve e nessuno si era abbandonato a volgarità o parolacce

Siamo fortunati. Il mitico Colle ci tutela


Vuoi scrivere un commento su questo articolo? Clicca qui

Vuoi tornare a RISCOSSA CRISTIANA – home? Clicca qui
.

L'IDEARIO DI FINI & BOCCHINO

Un'ammucchiata di assurdità
finalizzate al vecchio intrallazzo



Il Gatto e la Volpe. Ma non siamo tutti Pinocchi
di Piero Vassallo



  Associazione rapsodica, scesa in guerra contro la ragione [1], la setta neodestra, ultimamente infeudata nel micro partito di Fini & Bocchino, discende dalla convulsa centrifuga neopagana, che ricicla gli avanzi delle suggestioni diffuse dall'ateismo scientifico e superumano.  
  Gli avanzi delle illusioni consumate nella belle époque, sono rigenerati nella cucina degli inganni e rovesciati sui palati dei nomadi politicanti. 
  Nel pensatoio della sgocciolante neodestra, i rottami eterogenei delle utopie affondate nel secolo sanguinario, sono centrifugati e messi sotto l’etichetta di una presunta novità, da smerciare nelle tribune della disinformazione e nelle curve del palato facile.  
  L'appropriazione del nominalismo professato di Vilfredo Pareto, ad esempio. Mediante la lettura riduttiva e dilettantesca del pensiero di Pareto, i neodestri sono convinti di aver giustificato il loro paradossale tentativo di combinare la gaia scienza nietzschiana con il rigore della scienza propriamente detta. 
  Mentre il loro pensiero galoppa nelle praterie dell'irrazionale e dell'immaginario, i neodestri dichiarano, infatti, di obbedire a un metodo intitolato alla perfetta obiettività in cappa bianca.
   Marco Tarchi, speaker neodestro catechizzato da Massimo Cacciari, ha affermato con granitico candore: “Abbiamo fatto una proposta metodologica e non di contenuti, ché ben siamo coscienti di trovare questi ultimi nel filone continuo della nostra tradizione[2].   
  Che cosa Tarchi intendesse dire scrivendo la parola "tradizione" non è mai stato chiarito. Il metodo consiste, invece, nella convinzione di possedere la scienza storica. Forte di una tale persuasione, Tarchi era arrivato al punto di farsi beffe della scienza di Giambattista Vico e dei suoi illustri continuatori a destra (ad esempio Giani, Pallotta, Tripodi, Del Noce, Petruzzellis e De Tejada).
  Se non che il nominalismo neodestro (maschera della miscredenza nietzschiana, goffamente associata all'oscillante scolastica di Guglielmo di Occam) contrastava con il nominalismo professato da Pareto.
  Edulcorata figura del pregiudizio antimetafisico, che, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, infiammava i positivisti e i modernisti, il neo-nominalismo era adottato da Pareto, ma poi usato con la dovuta circospezione: “Si può dire che giungiamo all’estremo del nominalismo, purché si tolgano gli accessori metafisici di questo termine[3].

      Il fatto è che il nominalismo era usato da Pareto per sostenere una cultura pragmatica, finalizzata allo sviluppo economico.  

                 Pur essendo estraneo all'idea cristiana di parusia e allo storicismo hegeliano, il pensiero di Pareto era incompatibile con l'irrazionalismo strisciante sotto il nominalismo dei cattolici de-ellenizzanti e dichiarato senza riserve dai nietzschiani.

   Julien Freund, l’autorevole studioso del positivismo, peraltro esclude che, nell’opera di Pareto, il nominalismo introduca a quell’irrazionalismo che agiterà lo stato d’animo neodestro: “Siamo in presenza di un nominalismo che diffida delle parole, di un positivismo che prende le sue precauzioni contro lo scientismo, di un naturalismo che si limita alla metodologia, di un razionalismo che fa la parte dell’irrazionale. Nella sua opera si incrociano dunque molte correnti filosofiche, ma Pareto conferisce loro un significato che le allontana dalla loro accezione comune. ... Queste posizioni non sono in se stesse contraddittorie ma soffrono della mancanza di quella elaborazione filosofica che gli avrebbe consentito di superare la dispersione epistemologica e di dare maggiore unità e coerenza al proprio pensiero[4].      




    Nell'intento di rimanere agganciati alla fittizia tradizione ateistica dei loro primi autori, Julius Evola e Friedrich Nietzsche, i neodestri, invece, associarono la paretiana  sospensione del giudizio al dogma ateista da loro definito neopaganesimo.
   Evola, infatti, aveva ingannato i giovani militanti di destra spargendo  la cipria della religiosità (iniziaticamente intesa) sul pregiudizio ateo: “La grande rivelazione, raggiunta attraverso una serie di crisi mentali e spirituali, consiste nel riconoscimento che non esiste nessun aldilà, nulla di straordinario, che esiste solo il reale. Il reale è però vissuto in uno stato in cui non c’è soggetto dell’esperienza né oggetto che venga sperimentato, che sta nel segno di assoluta presenza, l’immanente facendosi trascendente e il trascendente immanente[5].

r

   Stabilito, tra una crisi mentale e l’altra, che l’ateismo di Nietzsche implica l’accettazione della vita come ripetizione meccanica dell’identico [6], era fatale l’incontro dei neodestri con il fondatore dell’eco-animalismo, l'austriaco Konrad Lorenz.
   Remo Palmirani ha dedicato un penetrante saggio, in cui sono chiarite le affinità tra il materialismo zoologico di Lorenz e l’acosmismo di Nietzsche.
   Scriveva il compianto pensatore tradizionalista: “L’etologo austriaco divinizza l’istinto, così come Monod avrebbe fatto poi per il caso. Costoro si tendono la mano in un universo in continuo divenire nel quale la verità sta nelle cellule e nel DNA o nel comportamento innato. Lorenz rifiuta in tronco la visione illuministica  che pretende l’uomo naturalmente buono e che la società rende poi irrimediabilmente perverso, ma a tutto questo sostituisce un’altra utopia: la convinzione quasi religiosa che l’uomo e gli animali sono fatti della stessa materia e che la salvezza dell’uomo sta nel trovare il proprio preciso significato biologico[7].
   A questo punto Palmirani citava un brano, tratto da un saggio di Lorenz, brano che elimina qualunque dubbio sull’affinità tra l’eco-animalismo e la filosofia di Nietzsche: “Al naturalista sono vietate tutte le affermazioni assolute – anche quelle in campo gnoseologico – esse sono un peccato contro il santo spirito del panta rei, la grande concezione di Eraclito, che niente è, ma tutto scorre in un eterno divenire. Prendere l’uomo contemporaneo in assoluto in questa tappa della marcia attraverso il tempo, tappa che è auspicabile percorra con particolare velocità, e dichiararlo il culmine del creato ... è per il naturalista il più arrogante e pericoloso di tutti gli insostenibili dogmi[8].
  Irrazionalismo & scientismo, falsa religione & ateismo, animalismo & superomismo, progressismo & regressismo, tradizionalismo spurio e nichilismo. Una Babele comica e rumorosa.
   I rottami delle ideologie guerreggianti nel sottosuolo della modernità si danno appuntamento nella scolastica neodestra, ritrovo di sonnambuli marcianti intorno al problema di coniugare le morte ideologie con gli intrallazzi dei camaleonti scappati dal cimitero della prima repubblica.


NOTE

 [1]     Nel biennio 1978-1979, la rivista “Traditio” ha dedicato sette articoli alla neodestra.; tre a firma di Remo Palmirani (“Il materialismo zoologico di Lorenz”, “I nuovi barbari”, e “Furore anticristiano”; quattro a firma di Piero Vassallo: “Il Grece dalla falsa filosofia alla scienza disumana”, “Dall’esoterismo al naturalismo Il cammino del golem”, “Uguaglianza e massificazione” e “Il vampirocainismo”. In base alle inclinazioni dei suo esponenti italiani, spettatori estasiati dei film su Dracula e lettori dei fumetti su Caino, la neodestra fu, infatti, definita “vampirocainismo”.
[2]    Cfr. il decimo numero di “Diorama”, in uscita nel 1978.
[3]    Citato da Julien Freund, in “Pareto”, La Terza, Bari 1976, pag. 191.
[4]     Julien Freund, op. cit., pag. 193.
[5]    Cfr.: “Cavalcare la tigre”, Scheiwiller, Milano 1973, pag. 124.
[6]    Con accenti che tradiscono il passato schopenhaueriano e wagneriano imperfettamente rimosso, Nietzsche dichiara che “L’esistenza è solo un ininterrotto esser stato, una cosa che vive del negare e del consumare se stessa, del contraddire se stessa" (Considerazioni inattuali, II, 9). Con piena legittimità, dunque, il pensatore neodestro Chassard faceva proprie le tesi del pornofilosofo Georges Bataille su Nietzsche e, nel saggio “Nietzsche finalisme et histoire”, affermò che il non senso e l’unico senso della storia.  
[7]    Cfr.: “Il materialismo zoologico di Lorenz”, in “Traditio”, n. III, settembre 1978.
[8]    Ibidem.



Vuoi scrivere un commento su questo articolo? Clicca qui

Vuoi tornare a RISCOSSA CRISTIANA – home? Clicca qui
.